• L’ELOGIO DEL SOSPIRO

    sospiri-thumbDomenica scorsa alle ore 14 e 30 sono stato colto in Roma da un morbo curioso, che i medici chiamerebbero libido suspiris. Si tratta di una grave crisi di astinenza da sospiro che coglie in particolare gli emigrati lontani dal loro paese, una specie di crisi ipoglicemica con turbe mentali e gastroerotiche, che danno stati di allucinazioni. Voi non sapete che cos’è un sospiro: è un dolce, una pasta, anzi la pasta ufficiale del mio paese. Tutto è accaduto mentre addentavo una pasta, una di quelle insulse pastorelle metropolitane. Stavo affondando i denti nel pan di spagna, quando sono caduto in trance. Ho percorso con la mente quattrocentosei chilometri da casello a casello, sbucando in prossimità di un sontuoso sospiro. Era lì davanti ai miei occhi avidi e alla mia bocca sbavante la tenera candida creatura, rigorosamente allineata nella guantiera con i suoi rotondi commilitoni in fila per tre col resto di due. E ammiccava con il suo capezzolino turgido e scuro, peccaminoso, con il suo corpo lucido di glassa, come sudato, che faceva appena intravedere dalla sua bianca camicetta di giulebbe la sua carne abbronzata. Il sospiro non è un dolce ma una beatitudine che si è fatta pasta. In paradiso ci sarà l’albero dei sospiri. Il sospiro non lo si mangia, ma si ha quasi un rapporto sessuale, carnale, o materno, e non solo per via della sua forma allusiva. Il sospiro si gusta attraverso un’iniziazione rituale che procede per gradi: nel primo contatto si increspa la sua tenera crosta di glassa, poi si affonda nel suo secondo livello, il fiume sotterraneo di crema, giù giù fino al rosso cuore liquoroso della perdizione finale.

    Ma il sospiro per un emigrato è un dolce allegorico, cela segreti proustiani come la mitica Madeleine. E’ una specie di carillon o di conchiglia; se l’avvicini senti la musica e gli odori di casa. Senti il ragù della domenica, la salsedine del tuo mare e l’odore di olio e di sansa dell’autunno. Nel suo pandispagna come in una sfera di cristallo, vedi la piazza principale detta Il Palazzuolo, vedi la cattedrale detta Chiesa grande, e le strade, le campagne, il mare e quel che resta del tuo paese. Vedi la gente del tuo paese, a cominciare dai demiurghi che sfornano sospiri. Vedi i tuoi familiari, gli amici e le mille sagome che ti accompagnano nella vita anche se non hai mai scambiato con loro più di una parola. Ma hai in comune con loro l’aria che ti porti dentro, il paesaggio che Ë scavato dentro i tuoi occhi, i luoghi che hai attraversato le strade e i linguaggi, i pomodori, i fioroni, e soprattutto i sospiri che hai mangiato.

    Ho fatto opera di proselitismo, cercando di convertire gli allogeni al sospiro. L’ho fatto loro assaggiare, è piaciuto, ma loro non sanno, non possono capire quant’è buono. Ma come, non capite che oblò affacciato sul paradiso è quel pomo divino?

    Ho fatto mangiar loro il sospiro, come ho parlato a voi del sospiro per risarcirmi di una antica frustrazione. Voi dovete infatti sapere che nelle cartine geografiche la capitale del sospiro Ë stata bandita. Se puntate il dito e lo sguardo sulla Puglia, in provincia di Bari, fra Trani e Molfetta troverete un pezzo di carta sguarnito. Sarà campagna? E invece no, ci sono quarantottomila anime (o almeno quarantottomila corpi, di cui alcuni provvisti di anima) che sono letteralmente ignorate. Arcipelago Gulag, Lete della dimenticanza. Che fine ha fatto il mio paese? Ma come, viviamo lì da millenni, ci sono dei dolmen che lo testimoniano, ed invece Ë tutta un’illusione? Non siamo mai nati, non esistiamo, Bisceglie non è nemmeno un’espressione geografica. Signor De Agostani, signor Michelin, signori atlanti, mi rivolgo a voi: ma come potete dubitare della nostra esistenza? Venite da noi, abbiamo le prove che esistiamo. Vi basta il sospiro?

    Il sospiro, si intende, non è solo il dolce del mio paese; ognuno si porta dentro il desiderio, la nostalgia di un sospiro, di un pezzo dolce della propria radice. I sospiri sono un ponte con la tua origine. Il famoso ponte dei sospiri.

    di Marcello Veneziani

     


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